Palermo, via d’Amelio – La cronaca del 19 luglio 2015

di Miriam Cuccu – 21 luglio 2015

“Emanuela, avevi fame e sete di vita”, “Antonio, il vostro spirito ci accompagna ogni giorno”, “Agostino, sei un martire di questa città”. Sono solo alcune delle frasi dedicate agli agenti di scorta uccisi in via d’Amelio insieme a Paolo Borsellino: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, e i colleghi Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, saltati in aria a Capaci nel tentativo di proteggere le vite di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Nomi “entrati nell’immortalità”, rimarca Luigi Lombardo, segretario provinciale del Siap di Palermo, dal palco di una rovente via d’Amelio (il Sindacato Appartenenti Polizia è organizzatore della giornata insieme ad Antimafia Duemila, Il Fatto Quotidiano, Agende Rosse, Scorta Civica Palermo, il Centro Studi Paolo Borsellino, il Laboratorio Zen Insieme, l’Agesci, l’associazione sportiva dilettantistica ‘Ruota Libera’, l’associazione universitaria ContrariaMente, con il patrocinio  del comune di Palermo). “Paolo lo ricordano tutti – aggiunge Salvatore Borsellino – i ragazzi delle scorte no, per questo saranno letti per primi i loro nomi da questo palco, e solo dopo quello di Paolo”. Il grido disperato con cui il fratello del giudice chiede giustizia sovrasta la folla mentre legge la poesia di Marilena Monti, “Giudice Paolo”, a ridosso del minuto di silenzio.

 


FOTOGALLERY © Paolo Bassani

 

C’è Luca, agente di scorta napoletano che a Palermo ha trovato una seconda casa, che scrive ad Antonio Montinaro. E poi Ivan, “figlio delle stragi”, che si rivolge ad Agostino Catalano. E Claudia, che dopo 23 anni parla ancora all’amica Emanuela. Mauro ricorda il forte “senso di protezione” di Eddie Walter Cosina verso il prossimo. Verbi rigorosamente al presente, perchè oggi persone e ricordi sono più che mai vivi e brucianti. “Anche se sono passati 23 anni per noi è sempre come il primo giorno” dice la sorella di Agostino Catalano. “Per noi la strage di via d’Amelio è il continuo della strage di Capaci” continua Brizio Montinaro, fratello di Antonio. Gli agenti di scorta lanciano anche un allarme: “Vengono ridotte le scorte che non dovrebbero essere toccate – protestano – ogni giorno dobbiamo combattere dentro alla nostra amministrazione per cercare di avere il minimo per chi si espone con noi e più di noi”.
Ci vuole sempre qualche giorno per metabolizzare via d’Amelio, dove ogni anno sembra di ripiombare tra quei pezzi di corpi e palazzi, di sentire le sirene e i pianti, annusare l’odore di bruciato e di disperazione. Per poi domandarci: dove vogliamo andare? E in che modo?
 

FOTOGALLERY – Our Voice © Paolo Bassani

Quest’anno sono soprattutto i bambini a dircelo. Durante la giornata, oltre alle tradizionali attività del mattino, una serie di rappresentazioni teatrali, canore e musicali hanno riempito la via (tra cui l’orchestra sinfonica infantile “Falcone e Borsellino”, le Agende Rosse di Palagonia, il gruppo Our voice, seguiti in serata da artisti come Ficarra e Picone, Ernesto Maria Ponte, Maurizio Bologna, Salvo Piparo, Costanza Licata, Paride Benassai, Vito Parrinello e i Tamuna) oltre alla presentazione di progetti rivolti ai più giovani (il progetto “Velegalmente” per i ragazzi del carcere minorile) per dare loro un’opportunità diversa da quella del picciotto di professione. Piccole dimostrazioni di un movimento nato dal basso che sta prendendo piede rivolgendosi al suo futuro, le nuove generazioni. Perchè, e dopo anni di anniversari dobbiamo riconoscerlo, la resistenza da sola non basta. Può essere trampolino di lancio per prendere la rincorsa, ma di fronte a quelle macerie ancora fumanti bisogna avere la consapevolezza di doversi rimboccare le maniche e iniziare a mettere a posto, cercando di seminare qualcosa che potrà essere raccolto domani. E segnali ne sono stati colti: la stessa “Casa di Paolo” è la solida testimonianza di una rinascita. Al di là di questo, non si può però dimenticare che il nostro Paese si è sempre contraddistinto, fino ad oggi, per aver proceduto a furia si scossoni e contraccolpi seguiti da silenzi e immobilismi perpetui. Lo testimonia la storia, scritta da stragi e attentati per pilotare (o almeno nel tentativo di farlo) alcuni degli eventi e delle decisioni chiave per dirigere una democrazia che, ogni anno che passa, sembra assomigliare sempre meno al progetto dei nostri Padri costituenti. Abbiamo assistito all’ondata di rabbia e dolore all’indomani della morte di Falcone e Borsellino, quando tutta Palermo (e non solo) è scesa in piazza per gridare “mai più”. A 23 anni di distanza molto è stato costruito. Molto, però, di quel vigore, è anche andato perduto. Lo testimonia, quest’anno, una via d’Amelio non certamente sconfitta, ma in parte affaticata dalle polemiche dei giorni immediatamente precedenti. La speranza è che non sia necessario un nuovo scossone, che non si debbano più sacrificare altri magistrati condannati a morte, come Nino Di Matteo, che insieme al pool del processo trattativa ha avuto l’ardire di andare oltre il punto in cui erano arrivati Falcone e Borsellino, portando alla sbarra politici, ufficiali delle forze dell’ordine e boss mafiosi indiscriminatamente. Che non sia più necessaria solo quell’onda di rabbia e dolore, così potente ma anche così fragile nella sua non inesauribilità. Oggi serve anche quella forza che permette alla ferita aperta di guarire, alla terra bruciata di germogliare ancora, per sostituire la sfiducia e le divisioni con l’unione di intenti comuni. Giordano Bruno nel suo “Il candelaio” scriveva: “La goccia scava la pietra cadendo non due volte, ma continuamente”. Così, continuo dev’essere l’impegno a rendere questa terra, un giorno, bellissima.

Miriam Cuccu (AntimafiaDuemila)

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