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La conclusione della requisitoria del PM Nino Di Matteo al processo trattativa stato-mafia

di Patricia e Guido di Gennaro

Al processo per l’ormai acclarata trattativa stato-mafia il PM Nino Di Matteo ha effettuato la sua requisitoria. E, dopo aver chiesto ancora due minuti al Presidente, procede verso la conclusione.
“Noi siamo arrivati al temine di questa requisitoria. Personalmente, ma lo stesso vale per il collega Del Bene, la nostra applicazione al processo cessa con l’udienza di oggi. Personalmente questa è un’ultima udienza di un impegno in due procure particolarmente esposte come Caltanissetta e Palermo, che è durato 25 anni. Questo processo, che ho seguito fin dalle indagini preliminari assieme al collega Ingroia, si è portato dietro, ed è destinato a portarsi dietro, una scia infinita di veleni e di polemiche. Man mano che andavo avanti, già nella fase delle investigazioni, ho iniziato ad avere contezza del costo che avrei pagato con questo processo e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato fino a pochi giorni fa, che l’azione di noi Pubblici ministeri è stata caratterizzata perfino da finalità eversive, nessuno ha reagito, nessuno ci ha difesi da accuse così gravi. Ma noi lo avevamo messo nel conto, perché così avviene in quei casi, ahimè sempre meno frequenti, in cui l’accertamento giudiziario non si limita alla ricostruzione minimalista degli aspetti criminali più ordinari, ma si rivolge alla individuazione di profili più alti e di causali più complesse. Quelle che, come in questo processo, corrono parallele non ad un singolo fatto criminoso, ma ad una vera e propria strategia. Nel nostro caso quella strategia stragista con la quale Cosa Nostra ricattò lo Stato con la complicità di uomini dello Stato. Siamo veramente onorati di avere avuto l’occasione di confrontarci con la eccezionale, serena e profonda autorevolezza di questa Corte di Assise. Noi abbiamo una sola interiore consapevolezza che ci fa vivere con umiltà, ma anche con un orgoglio che nessuno ci potrà togliere, un sentimento, quello di aver sempre agito esclusivamente per cercare la verità nel rispetto della legge rifuggendo da ogni calcolo di convenienza o opportunità. Ma in ogni momento anche quelli più difficili, nei quali abbiamo avvertito una sensazione di profondo isolamento, senza paura, con la serena determinazione di chi sa che prestando obbedienza ai principi della nostra Costituzione ed in primo luogo a quello di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge sta semplicemente compiendo il suo dovere di magistrato”.

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